Per i militanti della lotta armata l’amnistia la sta facendo il tempo

Publié le par PaoloPersichetti

A proposito di un articolo del “Corriere della Sera” contro Togliatti

Paolo Persichetti

Sul Corriere della sera del 19 aprile, è apparsa una recensione di Sergio Luzzato all’ultimo libro di Mimmo Frassinelli che riguarda l’amnistia di Togliatti del 1946. Quell’amnistia resta negli intenti una delle cose migliori fatte da Togliatti, ma assunse un significato diverso a seguito della “guerra fredda”, divenendo di fatto lo strumento della continuità statale impiegato per recuperare in versione anticomunista i reduci del regime. Non solo, ma Togliatti aveva agito in coerenza con quella che era l’analisi del fascismo, riassunta nella famosa formula di “regime reazionario di massa” e che aveva spinto il Pci al famoso, quanto ineffettuale, appello ai fratelli in camicia nera, all’infiltrazione dei sindacati e delle organizzazioni di massa del fascismo negli anni della sua massima popolarità. La consapevolezza del consenso popolare che la dittatura mussoliniana aveva raggiunto, soprattutto negli anni ’30, portava il segretario del Pci a ritenere non perseguibile la via di un’epurazione di massa, che avrebbe soltanto prolungato la guerra civile. La stessa cosa accadde in Francia. Non è vero quel che dice Luzzato. Anche se l’amnistia francese arrivò nel 1953, essa non fu esente dalle stesse polemiche che denunciavano una epurazione troppo lieve. Basti pensare a Papon e Touvier! Per altro quel po’ di epurazione che avvenne Oltralpe, fu essenzialmente un regolamento di conti a destra, tra gaulliani e petenisti. E’ singolare che la cultura liberale oscilli continuamente tra la denuncia del carattere totalitario, terroristico e fazioso dei comunisti, per cui da una parte sarebbe stato un crimine l’uccisione di Gentile, ma poi si rimprovera l’amnistia; per un verso si condannano le vendette del “triangolo rosso”, ma poi si critica la politica di recupero dei giovani quadri fascisti frondisti, recentemente ricordata dal libro di Mirella Serri. Insomma, che trovino un po’ l’accordo con se stessi! Di contro, a sinistra ancora più abietto è il comportamento dei salvati di allora che, forse per far dimenticare le loro vite passate, non hanno mai esitato a condannare i sommersi di oggi, opponendosi con ferocia all’amnistia. Quel che non è accettabile nella recensione di Luzzato è l’utilizzo della polemica contro l’amnistia di Togliatti per attaccare, in realtà, l’ipotesi che un provvedimento del genere possa essere varato per il conflitto degli anni ’70. Luzzato sembra quasi voler suggerire una sorta di perverso bilanciamento della storia: poiché ci fu clemenza contro i crimini fascisti è bene che ora i militanti della lotta armata degli anni ’70 risarciscano simbolicamente anche quella mancata giustizia. Non mi dilungo oltre; osservo solamente una differenza sostanziale con allora: nel giro di pochissimi anni (se non sbaglio il maresciallo Graziani fu scarcerato nel 1953, o giù di lì, accolto a braccia aperte da Andreotti), i fascisti furono tutti scarcerati. L’amnistia e l’indulto erano congeniati in modo tale che anche coloro che avevano subito condanne molto alte, potessero uscire in libertà condizionale dopo pochi anni. Si trattò sostanzialmente di un’amnistia quasi preventiva. Mentre per i militanti della lotta armata, a distanza di oltre 30 anni dall’inizio del fenomeno, a ben 18 anni dalla sua fine, quando in carcere vi sono ancora 132 detenuti per reati di sovversione e ben 119 latitanti all’estero (fonte Ministero della giustizia aggiornata all’ottobre 2004), rinchiusi da un massimo di 28 anni ad un minimo di 18, e lasciamo perdere chi se ne è fatti 30 per intero, prima di uscire, si chiacchiera ancora della opportunità o meno di un provvedimento. L’amnistia la sta facendo il tempo. Quel che possa essere il giudizio su quell’epoca, un dato ormai è certo: i militanti degli anni ’70 hanno largamente scontato le loro pene, compreso il sovrasanzionamento dovuto alle leggi speciali dell’emergenza. Sono stati gli unici a pagare nella storia repubblicana. Negli anni ’90, uno degli argomenti in favore dell’indulto era quello di riportare l’entità delle pene ad una misura normale, togliendo il sovrasanzionamento dell’emergenza. Oggi non avrebbe più senso poiché la sanzione è stata largamente consumata. Si tratta ormai di mettere tutti fuori quelli che giacciono ancora in prigione e chiudere simbolicamente un’epoca terminata da lunghi anni e che alcuni centri di potere emergenziale e forze politiche vorrebbero invece artificiosamente tenere aperta per utilizzarla come un fantasma che ipotechi ogni presente e futuro di critica e rivolta.

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